Scuola Primaria di Gonars

ANNO 8, N° 16

Maggio 2007

"TEATRANDO"... S'IMPARA!

Ovvero: c’è da imparare grazie al teatro!

TUTTO HA UNA STORIA: PURE LA NOSTRA SCUOLA.

“C’era una volta”, qui a Gonars, una scuola dove, non si allestiva nessuna recita di fine anno, perché non c’era lo spazio per radunare tutti i bambini e per far accomodare il pubblico, ma soprattutto perché non c’era l’attrezzatura adatta.
A un certo punto, a una maestra venne in mente di chiedere aiuto al Sindaco. Allora gli operai del Comune montarono un palco e un amplificatore nel parco retrostante la scuola. Ogni anno i ragazzi di Quinta presentavano il loro “spettacolo teatrale” ai loro compagni. Invitarono anche i ragazzi di Terza media ad esibirsi con i loro strumenti, mentre i bambini delle altre Classi assistevano alla recita come pubblico.
L’unico problema era che le altre Classi si annoiavano a morte e parlavano fra loro. Così, invece dei suoni “dell’orchestra”, si sentivano gli “Ssst, ssst!!!” delle insegnanti che zittivano i loro alunni!
Il guaio si risolse grazie all’intervento del signor Cosimo, un regista teatrale un po’ buffo, che propose: “Datemi carta bianca e io organizzerò una recita con tutte e dieci le classi!”.

Le maestre, incredule, lo lasciarono fare.
Allora lavorò, prima, con una classe alla volta, chiedendo ai bambini di immaginare la scena che lui raccontava e di inventare: movimenti, espressioni del viso e posizioni del corpo per rappresentarla. Appena a un bambino veniva un’idea geniale, lui la faceva mimare alla perfezione da tutti gli altri!
Poi radunava in palestra le dieci Classi e metteva in ordine le scene. In questo modo il signor Cosimo riuscì ad ottenere degli spettacoli “decenti”, coinvolgendo tutti gli scolari della scuola elementare, guidati dalle basi musicali che proprio loro gli avevano suggerito. Il primo anno: “L’uovo nelle storie e nelle tradizioni”; il secondo: “Tita Marzuttini, un tipo geniale”.

E tutto …senza costumi, senza scenari, senza suggeritori e senza attori protagonisti.  Ce l’aveva fatta! Le maestre lo ringraziarono, ma non lo vollero più come regista… ormai avevano scoperto il trucco: sfruttare le magnifiche idee dei bambini e magari aggiungere tante belle canzoni e qualche costume qua e là!!!
Qui finisce la storia, che le maestre ci hanno dovuto raccontare, perché noi non c’eravamo e non potevamo ricordarcela: ora, però, possiamo dire la nostra sulle recite di fine anno….

Presentiamo le opinioni più significative che abbiamo raccolto a scuola

PERCHÉ TI PIACE LA RECITA DI FINE ANNO?

  •  È la cosa più bella, dopo la ricreazione;

  • le recite sono allegre e vivaci, lunghe, appassionanti e tutti partecipano;

  • possiamo esprimerci al massimo e cantare a squarciagola, inventare cose divertenti e sentirci felici;

  • è bello veder recitare i compagni;

  • le maestre sono più buone e simpatiche, ci danno suggerimenti utili e i genitori ci concedono il loro tempo;

  • ci si trasforma in protagonisti di fiabe o di favole; ci trucchiamo; sembra di essere in una vera storia;

  • i narratori fanno morir dal ridere e uno di noi può decidere di fare l’attore o il narratore da grande;

  • mi piace leggere al microfono e fare il mimo:

  • ho la passione di recitare e mi piace stare in pubblico;

  • finisce la scuola per tre mesi, alla fine si festeggia, e dopo ci sono le vacanze;

  • per far le prove saltiamo le lezioni e, se dobbiamo imparare a memoria le parti, non ci danno altri compiti;

  • far contento il pubblico, composto da mamme e papà, è un impegno molto faticoso, ma soddisfacente;

  • tutte le Classi sono insieme,  si racconta una storia, ci sono le parti in friulano, cantiamo e balliamo;

  • i genitori possono vedere quanto ci siamo impegnati nelle prove e, se sbagliamo, ci perdonano;

  • si diventa dei piccoli attori e si canta molto;

  • si aggiungono battute, si indossano vestiti strani;

  • è un ricordo che rimane impresso nella mente!

CHE COS’HAI IMPARATO DALLE RECITE O DALLE STORIE A CUI HAI PARTECIPATO?

·         A recitare: a non tirarsi indietro, a parlare lentamente, con chiarezza, a spalancare la bocca, se no il microfono non espande la voce; a dire con calma anche l’ultima parola della frase; a mimare divertendosi; a mimare ascoltando il compagno che ti presta la voce; a inventare i movimenti di macchine immaginarie; a far gesti ampi, per farli vedere anche al pubblico che sta lontano; a muoversi davanti ad altre persone senza tremare; a concentrarsi; a camminare in fila per due!

·         A studiare di più quando hai una parte lunga, a provare molte volte a casa (qualcuno ricorda ancora la parte recitata due anni fa); a non “copiare”, ma a trasformare; a non passare il microfono, quando hai finito, se non hai contato fino a “uno”; a passare velocemente il microfono, a non farlo fischiare, a leggere intonando esattamente la voce; i nomi degli autori delle storie: Manzoni, Collodi, Sepulveda, Mattew Barrie!     

  A cantare in coro, a non guardare in giro mentre si canta; a essere precisi e scandire le parole!

·         Ad ascoltare, a capire gli “ingranaggi” che fanno funzionare le storie; a leggere per intero le storie!

·         A non aver vergogna davanti al pubblico, a non stare a testa bassa; a farsi venire il coraggio e a non mettersi a piangere se sbagli; a metterci impegno!

·         A collaborare con i compagni, a fare il gioco di squadra, a non litigare per aver la parte migliore!

·         Dalla storia dei Promessi Sposi: che gli “attori” di quella recita erano molto più coraggiosi di noi; che per amarsi si farebbe qualunque cosa; che la peste era veramente brutta; che i contadini si erano ribellati; che tutti vanno rispettati!

·         Dalla storia di Pinocchio: a fidarsi dei genitori, a rispettarli, a non dire le bugie, a non ascoltare gli estranei, a non credere alle sciocchezze, ad andare a scuola, a voler bene a chi ha problemi, ad ascoltare chi è più saggio di noi, a non scappare di casa!

·         Dalla storia della Gabbianella: che gli amici non si abbandonano e si aiutano sempre, ad aver coraggio, ad aver fiducia in se stessi, a fare amicizia, ad aiutare chi è in pericolo fino alla fine, anche se è diverso da noi; che ci si può amare anche se si è di razze diverse.

E INFINE:

·         Siccome le recite sono tratte dai libri, di solito le storie hanno una morale e noi impariamo sempre qualcosa: che il finale è la parte più importante della storia; che noi bambini non saremo attori di fama mondiale, ma sappiamo fare bene la nostra parte!

·         Che lavorando insieme si ha sempre un buon successo, che “sbagliando… s’impara”, che, anche se hai tanto da imparare a memoria, basta impegnarsi!

·         Che alla fine il bene trionfa sempre, che “l’unione fa la forza”, che non si deve aver paura, che bisogna credere in se stessi, mai darsi per vinti, non perdere mai la speranza e ascoltare chi ci vuole bene!

 

RICORDI UN EPISODIO PARTICOLARE?

§         La mattina della mia prima recita, quando mi sono svegliata, mi sono messa a piangere, perché avevo paura di sbagliare tutto e di non ricordarmi le parole delle canzoni.

§         Ricordo di quella volta in cui facevo Mastro Ciliegia e, a un certo punto, non riuscivo più a muovermi per l’emozione; poi, però, vedendo i miei genitori, ho preso coraggio e sono “filato” come un fulmine!

§         In una recita ho cantato con un mio compagno di classe davanti a tutti! C’era mia mamma davanti che mi scattava tantissime foto. Ho fatto un respiro e tutto è andato bene!

§         Ricordo che nella recita dei “Promessi Sposi”, quando dovevamo far finta di tirare le salviette (come se fossero le pietre) non andavano lontano e allora abbiamo dovuto riempirle di qualcosa di pesante.

§         Mi manca sempre il coraggio, perché comunque vorrei solo cantare come fanno tutti, così, lì in mezzo, non mi vede nessuno! È vero, lo ammetto: ho una mancanza di coraggio impressionante, solo quando sono a casa o a scuola non mi sento timida!

§         Era proprio il momento in cui dovevo recitare e io per l’emozione mi ero dimenticata la parte: ma poi mi sono fatta coraggio e son riuscita a ricordare. Mi ero messa pure a sudare dalla vergogna che avevo!

§         In Seconda, alla recita di “Pinocchio”, in una scena un mio amico era Pinocchio ed io Geppetto. Ricordo che gli stavo infilando le scarpe di gommapiuma, ma non riuscivo a mettergliele, perché lui…. scalciava!!!

§         Nella recita di “Pinocchio” dovevo dire l’introduzione e tremavo e sudavo tantissimo: come ogni volta che sto per iniziare!

§         Stavamo cantando la canzone “Non sono un gatto” e mi era venuto da piangere. Mi tremava la bocca.

§         In un episodio mi mancava il coraggio quando dovevo fare la voce del capo-gabbiano!

§         Un bambino della B, durante una recita si mise a piangere, perché gli era cascata la coda finta (che si poteva subito riattaccare) e io mi misi a ridere!

§         Nella recita di “Pinocchio”, io facevo Geppetto e un mio amico Mastro Ciliegia: mi era venuto il batticuore all’impazzata per via che era la mia prima recita!

§         Mi vergognavo a fare “Polendina”, ma, appena cominciato, mi sono divertita e mi piaceva molto fare quel personaggio!

§         Ricordo una volta, in Prima elementare, quando si faceva una processione: mi barcollavano le gambe dall’emozione. Fortunatamente non dovevo parlare, ma solo gesticolare e tenere in mano un cappello di cartone!

§         Ricordo che al microfono andavo troppo velocemente, ma mi mancava il coraggio anche a fare il mimo, perché potevo sbagliare un gesto e rovinavo tutto!

§         Nella recita dei “Promessi Sposi”, quando per la prima volta ho parlato al microfono, avevo un fortissimo batticuore, perché non solo ero timidissima, ma ero anche piccola!!!

§         Ricordo che in Prima, nei “Promessi Sposi” era capitato che i microfoni non andavano e abbiamo dovuto aspettare cinque minuti.

§         Ero emozionato: non so come, ma ho tirato fuori dal cuore un coraggio immenso!

§         Nella recita di “Storia di una Gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” avevo la febbre a 39°: ero venuto lo stesso, però non mi venivano le parole!

§         Ricordo quando dovevo recitare la parte di “Diderot”, il gatto enciclopedico: le Classi Seconde lo volevano fare “in francese” e non mi veniva il coraggio!

§         Ricordo che un bambino urlava al microfono la sua parte, ridicola, e faceva ridere da lacerarsi le budella!

QUALI COSTUMI TI VENGONO IN MENTE? QUALI LE “INVENZIONI” DI VOI BAMBINI?

-           Quando stavamo recitando i “Promessi Sposi”, avevamo costumi un po’ strappati e qualcuno un cappelo di paglia.

-           Ricordo il vestito bianco della gabbianella, quello nero del Grillo parlante, quello della Fata, Zorba, dei gatti e tanti altri costumi, molto, ma molto belli. Altri strani, come le facce dei gatti di gommapiuma

-           Ricordo che avevamo fabbricato i “pon-pon” e mi vengono in mente i cappelli, i veli e le candele per i “Promessi Sposi”

-           Ricordo che noi avevamo inventato i gesti e tolto delle parti al copione, se no la recita diventava troppo lunga. Nella “Gabbianella” avevamo inventato dove posizionarci, il modo di camminare ed anche l’intonazione della voce

Nella recita dell’anno scorso, ricordo l’accento francese di Diderot e le sue giravolte. La cosa che ricordo di più è la camminata dei gatti, con il sedere per su e la coda diritta: ogni due passi si “sculettava”. Siamo stati noi a pensare i movimenti dello scimmiotto C’è un’invenzione che a me sta molto a cuore: quella dei toni con la maestra di musica, lei ci chiede il tono per la pianola e se mettere come strumento il flauto, l’oboe, il clarinetto, la tromba, la chitarra elettrica, il sassofono, …