| GONARS E TRICESIMO: DUE LATTERIA A CONFRONTO |
| GONARS | TRICESIMO |
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La
latteria di Gonars nacque nel 1924 per iniziativa del parroco don Angelo Buttò;
venne denominata “Latteria turnaria di Gonars”con lo scopo di trasformare il
latte di mucca e di pecora in prodotti lattiero caseari. Nel 1956 divenne
“Latteria Sociale”, nel 1974 si trasformò in “Società Cooperativa s.r.l.” fino
al 1995, quando si fuse con la “Latteria Sociale Cooperativa di Pocenia”a causa
del calo della quantità di latte lavorato. |
Prima
degli anni ’70 nei comuni di Cassacco e Tricesimo c’erano tante piccole
latterie. Dopo il terremoto del 1976 venne costituita una società denominata
“Latteria Sociale Intercomunale di Tricesimo” e nel 1982 la sede venne
ufficialmente inaugurata. |
| Collegamenti col territorio |
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La
latteria di Gonars era legata alla vita della comunità e della parrocchia: i
soci contribuirono alla raccolta di fondi per la costruzione del campanile,
delle campane e della chiesa. |
La
latteria di Tricesimo è diventata un punto di riferimento produttivo per il
territorio circostante, grazie ai due punti vendita di Cassacco e Tricesimo che
permettono di acquistare prodotti tipici friulani (vini, ortaggi, frutta,
miele,…) conferiti dai soci della cooperativa. |
| Materiale trattato e prodotti ottenuti |
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Nella nostra latteria veniva lavorato latte di mucca e di pecora per ottenere formaggio, burro e siero di latte per l’alimentazione animale. Nei primi anni il latte di pecora veniva maggiorato del 50% del suo peso per l’alto contenuto di grasso. |
Si lavora esclusivamente latte di mucca per ottenere, oltre al Montasio D.O.P. e al formaggio”latteria”, lo stracchino, le ricotte, le mozzarelle, i formaggi pepati, il “Dolce Tricesimo”, le caciotte, il preparato per frico.Recentemente la ricotta ha vinto un prestigioso premio al una mostra internazionale di formaggi. |
| Addetti alla lavorazione |
| Il lavoro veniva svolto dal casaro e dal socio che raggiungeva la quantità di latte necessaria alla lavorazione. Di solito il tecnico era aiutato dalle donne: la sera prima preparavano le fascine di legna da ardere sotto le caldaie, al mattino provvedevano al travaso del latte, eseguivano i lavori ordinati dal casaro e, alla fine provvedevano alla pulizia dell’ambiente e degli attrezzi. |
Il lavoro viene effettuato dal casaro e dai suoi
aiutanti specializzati. |
| Modalità di lavorazione |
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Il
latte veniva portato in latteria con dei bidoni in alluminio appesi al manubrio
della bici ogni mattina ed ogni sera, al termine della mungitura. La mattina
veniva versato nella grande caldaia e portato alla temperatura adatta per
l’aggiunta del caglio. Il latte pian piano coagulava e il casaro rompeva la
massa col la “lira” fino a farla diventare granulosa; poi riprendeva la cottura
fino a 35/38 gradi continuando a mescolare. Quando i granelli di pasta si
depositavano sul fondo, il casaro, con
delle tele di lino, li raccoglieva e li metteva negli stampi per la pressatura.
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Il
latte appena munto meccanicamente, viene messo in frigo nelle aziende fino al
ritiro da parte di un camion cisterna che lo porta alla latteria. Qui il latte
viene lavorato a crudo (non pastorizzato) e con macchinari elettrici fino alla
porzionatura con i teli di lino e alla pressatura che ha una durata di 24 ore;
nell’ultima fase la fascera imprime un marchio per la rintracciabilità del
prodotto. Tolte
dalle presse, le forme vengono portate in un altro stanzone e immerse in
salamoia, dove rimangono per 24 ore. Quindi vengono poste su dei banchi per
l’asciugatura e qualche tempo dopo vengono messe in un ampio magazzino e poste
su dei ripiani di legno per la stagionatura che dura da 2 a 24 mesi. Sulle
forme che superano i cento giorni e danno garanzia di qualità viene impresso a
fuoco un marchio di qualità. Una volta stagionato il formaggio viene venduto. |
| Altre produzioni |
| Il siero rimasto nella caldaia veniva scremato e si otteneva la panna che, lavorata nella zangola, diventava burro. La parte liquida rimasta chiamata “sbatude” veniva usata come rinfrescante o depurante e per l’alimentazione animale | Il siero rimasto nelle caldaie viene trasferito in altri recipienti e, ad esso viene aggiunto acido citrico. Si forma così la ricotta. |
| Fonti |
| “GLAG” anno VI n°22 – marzo/aprile/maggio/2001 | Visita alla Latteria e dalle spiegazioni della sig. Loreta Nascivera |