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Anno 6, n°
12 GIUGNO 2005 |
![]() CLASSI PRIME |
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![]() CLASSI SECONDE |
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![]() CLASSI TERZE |
![]() CLASSI QUARTE |
![]() CLASSI QUINTE |
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La
maestra ci legge le fiabe e, isegniamo
e coloriamo i cartelloni. Impariamo
parole nuove in friulano. Festeggiamo i nostri compleanni. Cantiamo,
recitiamo e facciamo teatro Giochiamo
al computer Impariamo nuove cose. |
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Facciamo
ricreazione Giochiamo al “Lupo ghiacciato” Facciamo
i conticini di matematica.
Costruiamo le
casette del paese. La
maestra ci parla di Gesù. |
IL PANE
PIÚ BUONO
| Un
lunedì
mattina, le maestre hanno voluto farci provare a fare il pane. Mentre
le
vedevamo trafficare per portarci gli ingredienti, molti di noi
pensavano: “Sarà
difficilissimo! Verrà buono?”. L’esperienza era nuova, emozionante, perchè non avevamo mai provato a farlo con lenostre mani. Ognuno di noi ha preparato una specie di vulcano con la farina doppio zero, con un buco-cratere; lì abbiamo sparso un po’ di: lievito di birra, zucchero, sale e acqua. Mescolando con tutte e due le mani cercavamo di ottenere una pallina di pasta. Ci sembrava di fare il panettiere, ma anche di giocare con il pongo. Era bello sporcarsi le mani... divertentissimo, anche se praticamente imbiancavamo tutto il banco, perchè la farina bagnata si appiccicava alle dita e non se ne andava! Non ne voleva sapere di appallottolarsi, ma si sbriciolava. Come pane ... aveva un aspetto terribile! |
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Dopo
un’ora di lievitazione i panetti erano belli gonfi, quasi come
palloncini. Durante la cottura speravamo che... diventassepiù buono di quello comprato in panificio! Eravamo impazienti e avremmo voluto assaggiarlo prima che fosse pronto! Verso mezzogiorno, dal forno a micro-onde si spandeva un profumo invitante, che se ne andava per tutta la scuola, ingolosendo un po’ tutti: i panini erano cotti, finalmente, e noi li abbiamo incartati per mostrarli e assaggiarli a casa... Poco prima, però, avevamo annusato, sfiorato, osservato e gustato un po’ della pagnotta lavorata “a macchina” dalle maestre. |
| Qualcuno aveva
esclamato:
“Maestra, è al bacio!!!”. Infatti era soffice,
gustosissima,
squisita; nella
mollica si vedevano tanti piccoli buchi, canali, gallerie, scavati dal
lievito;
la crosta era molto croccante (persino
bruciacchiata);
forse ci mancava un po’ di sale. Sensazioni provate dagli alunni di IIA e IIB |
| Nel mese di
febbraio è venuto nella nostra
classe l’architetto Nicola, della Lega Ambiente per parlarci
della casa
friulana del nostro paese. L’architetto
ci ha spiegato come venivano costruite le case ed anche come si sono
sviluppati
i paesi. Oggi invece si deve seguire un Piano Regolatore disposto dal
Comune. La “cjase” friulana, prevalentemente contadina, veniva definita a “corte” per la sua forma caratteristica, la disposizione rispetto al sole e per il materiale adoperato per la costruzione. La forma più usata era quella ad “elle” e disposta lungo una strada principale, a cui si accedeva tramite un androne. All’interno c’era la corte, un ampio cortile, ed in fondo un terreno usato come orto “le braide” delimitata da un muro di recinzione. Nel costruire le case si teneva soprattutto in considerazione la posizione rispetto al sole. Infatti a sud, le finestre erano grandi per prender luce e calore nell’abitazione e per essiccare più velocemente il fieno ed il grano. A nord e ad est le finestre erano più piccole nell’abitazione, mentre nella stalla erano rappresentate da piccole feritoie, specialmente per non far entrare tanto freddo e umido nei periodi invernali. |
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La
casa era a tre piani: al pian terreno le finestre di forma rettangolare
erano
protette da inferriate; al piano superiore, che si raggiungeva tramite
una
scala esterna in pietra, venivano chiuse tramite “scures”
in legno a
due ante;
al terzo piano le finestre erano quadrate. All’esterno veniva
costruito
un
ballatoio in legno (pujûl) dove venivano messi ad essiccare il
grano e ad
asciugare la biancheria.
Per
poter accedere alla strada principale si passava attraverso “le
androne” chiusa
da un portone carraio in legno. I materiali usati per la costruzione delle case erano: grosse pietre, specialmente negli angoli per sostenere la struttura, sassi per le pareti e legno per le finestre, porte, travi, pavimenti… tutto materiale facilmente reperibile sul territorio. In seguito l’architetto ci ha accompagnato a visitare le case e l’architettura che ci aveva spiegato. |
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La
visita per le vie del paese è stata interessante, istruttiva ed
educativa,
perché abbiamo riconosciuto le case viste in fotografia, alcune
vecchie ed
abbandonate, altre ristrutturate mantenendo le stesse caratteristiche
del
passato ed altre infine ricostruite nuove.
In alcune sono rimasti i “segni del tempo”: archi, travi, finestre, pietre angolari, ecc. Mentre visitavamo il paese, abbiamo immaginato la difficoltà della vita di una volta e la fatica nel costruirsi una casa. Nell’ultimo incontro, con il materiale riciclato (sassi, carta, scatole, lana, paglia,…) abbiamo costruito una casa friulana. Il risultato è stato davvero ottimo! Gli alunni della IIIA e della IIIB |
NUMERI, MISURE E... GOLOSITA'Ovvero: come prendere le
equivalenze per il
verso “giusto”
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Chi l’ha
detto che la matematica è una materia
noiosa e difficile? Qualche volta,
dovendo eseguire le operazioni ci
sentiamo scoppiare la testa: <<Stai attento a come metti in
colonna
numeri interi e decimali, “occhio” alla posizione della
virgola nei risultati,
ricordati dei riporti o dei prestiti… E le divisioni? Accidenti
a chi le ha
inventate! I problemi, poi, sono proprio
un… ”problema”>> Quando tutto
sembra andare per il meglio e
finalmente ci sentiamo sicuri di aver imparato qualcosa, ecco che la
maestra ci
complica la vita con le equivalenze! Per fortuna quest’anno la
maestra ha avuto
una buona idea per facilitarci le
cose. Una mattina si presenta carica di borse come una befana e con un
forno a
microonde. Un brusio si diffonde subito tra noi. Mille ipotesi ci
passano per
la testa:- A quale strano esperimento vuole sottoporci questa volta?-
La nostra
meraviglia aumenta man mano che estrae lentamente dalle borse un
armamentario
inconsueto per un’aula scolastica: una tovaglietta… due
tazze di ceramica…
cucchiaini… bicchieri di plastica… tovaglioli… uno
strano misurino… una
bottiglia di latte…e, sorpresa, sorpresa…alcune scatole
di cioccolato in
polvere! |
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“Ragazzi,
per fare la pace con le equivalenze oggi
ci prepareremo una buona cioccolata calda!” “Prima,
però, dobbiamo
verificare se il materiale è sufficiente per tutti” –
continua la maestra e
disegna una tabella alla lavagna, raffreddando il nostro entusiasmo.
Come non
sapessimo già che lei ha già fatto tutti i calcoli e
vuole solo farci lavorare
e sospirare. Ci divide in coppie e consegna una bustina di preparato a
ciascuno
invitandoci a leggere con attenzione tutte le informazioni, in
particolare il
rapporto tra il peso della polvere e la quantità di latte e le
modalità di
preparazione. Poi chiama la prima coppia e la invita a mettere in pratica ciò che ha letto, facendo presente che il voto sarebbe stato pari alla qualità della bevanda (chissà perché, in quell’occasione, nessuno ha avuto difficoltà di lettura e “comprensione del testo”).Così le prime cavie iniziano l’esperienza versando il preparato in una tazza e la dose di latte prima nel misurino e poi, lentamente, nella tazza. Mentre un compagno versa, l’altro mescola il tutto facendo attenzione che non si formino “grumi”. Quando latte e cioccolata sono ben amalgamati, la maestra mette la tazza nel microonde e imposta la prima cottura di un minuto. Al trillo del timer, la maestra toglie la tazza dal forno e fa mescolare il contenuto per verificare la consistenza; poi la rimette nel forno per altri 30/40 secondi, controllando attraverso il vetro. Al secondo trillo la cioccolata è pronta, densa al punto giusto; un profumo intenso si diffonde nell’aula, mentre la maestra versa la bevanda nei bicchieri di plastica. Poi estrae una bomboletta di panna spray. Caspita! Questa lezione è proprio un attentato alla dieta! Dopo tutto quello che avevamo imparato sulla “sana e corretta alimentazione”!! |
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Per questa
volta facciamo volentieri uno strappo alle regole! I
due fortunati possono quindi gustarsi il frutto del loro impegno ed
emettendo
mormorii di soddisfazione lasciano il posto agli altri che, due coppie
alla
volta, si cimenteranno nell’impresa. Alla fine,
ciascuno con il suo bicchiere
di cioccolata, con o senza la panna a seconda dei gusti,
ci prepariamo a raccogliere le idee
sull’esperienza appena conclusa e a completare la tabella che la
maestra aveva
preparato all’inizio. Molti di noi, a
casa, hanno subito messo in
pratica quanto imparato la mattina, dimostrando di essere stati attenti
e
motivati durante la lezione, senza bisogno di richiami o
sollecitazioni. Da quel giorno
è molto chiara per noi la
differenza tra le misure di peso, capacità e lunghezza e le
relazioni tra loro.
La difficoltà di eseguire le equivalenze sembra essersi sciolta
nel latte
insieme alla cioccolata e a noi è rimasto il “dolce
gusto” di aver imparato una
cosa solitamente complicata e noiosa, in maniera divertente. |
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UNA GITA FATTA DI… PAZIENZA TUTTA COLORATA |
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Udite! Udite!
Stiamo per raccontarvi un’
avventura coi fiocchi. Siamo andati a visitare niente po’
po’ di meno che la
scuola dei mosaicisti di Spilimbergo. ALCUNE
NOTIZIE INTERESSANTI Dovete
sapere che è famosa in tutto il mondo per la bravura e l’
estro creativo dei
sui artisti. Le opere firmate da loro si trovano sparse un po’
dappertutto…
perfino a New York! Gli studenti provengono da diverse nazioni. Non
è facile
entrare a far parte di questa scuola perché i corsi sono a
numero chiuso
inoltre gli studenti devono avere non meno di sedici anni e aver
frequentato
almeno il secondo anno delle scuole superiori. |
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COME NASCE
UN’ OPERA D’ARTE Finalmente
siamo entrati nelle aule scolastiche: ragazzi concentratissimi, per
costruire
le loro opere d’arte,vasi, ritratti, fiori…Sceglievano
pazientemente pietre
vere, raccolte sul greto dei fiumi e poi divise e catalogate per colore
e
sfumature o tessere di vetro colorato.Noi eravamo sempre più
intimiditi e
rispettosi di tanta bravura! Le composizioni parevano impossibili,
specialmente
i ritratti con tutti quei colori sfumati e le ombreggiature. |
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Per ottenere un
mosaico a muro le tesserine vengono attaccate dal lato esterno su un
foglio ricoprendo un modello con una colla
mescolata a farina e acqua; una volta
completato il
lavoro il tutto viene incollato al muro con una colla resistente e si
procede a
togliere il foglio di carta e a ripulire l’opera d’arte.Osservare
come nasce un mosaico è stato nel complesso, però,
rassicurante in quanto ha
ridato “dimensione umana” a queste opere d’arte che
altrimenti paiono piovute
dal cielo o apparse per magia. AL RITORNO:
PENSIERI E PROPOSITI Mentre
tornavamo a casa ci sentivamo calmi e sereni, tutta quella meraviglia,
quella
creatività fatta di pazienza e luce colorata ci aveva avvolto
come un abbraccio
o un messaggio benefico e… sorpresa delle sorprese, parecchi di
noi
progettavano di iscriversi nel futuro in questa splendida scuola! CONSIGLIO
SPASSIONATO: PROVATE ANCHE VOI !!!! |