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Scuola Primaria di Gonars
Anno 8, n. 18
Giugno 2008

 

classi prime
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ESPLORATORI …IN PRIMAVERA
Noi, piccoli esploratori, assieme ai “grandi” esploratori Giovanni e Daniele, siamo andati alla scoperta del Parco del Corno in primavera.
Che differenza!
Eravamo già stati, sempre assieme a loro, quando la natura era ancora addormentata.
Sorpresa…: abbiamo trovato il verde brillante delle tenere foglie degli alberi e dell’erba, tanti fiori colorati che abbiamo imparato a conoscere e a rispettare perché crescono solo in questo ambiente, alcuni animali che ci hanno seguito: una lepre furba e scattante, un falco attento e severo, un orbettino in cerca di sole.
Inoltre abbiamo ascoltato il melodico canto dell’usignolo e della cinciallegra.
Guidati poi dalla bravura e dalle conoscenze di Giovanni e Daniele, abbiamo imparato tante cose giocando e divertendoci.

Il momento che ci ha coinvolto di più è stato la scoperta della torbiera: che paura  !!!!!!!
Qualcuno di noi aveva addirittura le lacrime agli occhi, pensando alle sabbie mobili, ma… poi lasciandosi coinvolgere dagli altri  a saltare come su un materasso.
EVVIVA! Ritorneremo con i nostri genitori e a quel punto le guide saremo noi!

I bambini delle classi prime

classi seconde
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LA GITA ALL’OASI FAUNISTICA DI MARANO

Giovedì 10 aprile, noi alunni delle classi seconde abbiamo visitato l’Oasi di Marano per un’uscita di approfondimento nell’ambito del Progetto Ambiente.
Studiando il ciclo dell’acqua, eravamo curiosi di conoscere alcuni animali tipici dei diversi ambienti; tra questi, le maestre hanno scelto la laguna , perché unisce alcune caratteristiche del fiume e del mare.
Nell’Oasi sono ospitate diverse specie di uccelli e di pesci.

Durante la visita, abbiamo potuto vedere da vicino, tra gli altri, i germani reali, le oche selvatiche, i cigni, i gabbiani, le alzavole… Esaminando un cartellone, abbiamo scoperto che più di centocinquanta specie di uccelli si fermano nell’oasi durante le loro migrazioni, mentre molte altre vivono costantemente in questo rifugio.
Dai dati raccolti dagli ornitologi, abbiamo capito che il periodo più affollato è l’autunno, da settembre a novembre.

Ci hanno fatto molta tenerezza due famigliole di oche selvatiche che passeggiavano vicino al casone con l’osservatorio: i due papà camminavano col collo eretto per controllare che non ci fossero pericoli per le mamme ed i piccoli, che col loro piumaggio si confondevano tra l’erba. Ci faceva ridere il loro modo di camminare ondeggiando sulle corte zampette.
Dall’osservatorio, poi, abbiamo avvistato una coppia di cigni su un isolotto un po’ distante. Poi uno se n’è andato a “pescare” mentre l’altro rimaneva a guardia del nido. Chissà se avevano deposto le uova!
A gruppi siamo scesi a visitare l’acquario marino ospitato sotto l’osservatorio. Entrando, ci ha molto colpiti un’enorme vasca in cui nuotavano numerosi pesci, piccoli e grandi.
Lungo le pareti erano disposte altre vasche più piccole, che presentavano i diversi aspetti della laguna: dall’acqua più profonda dei canali, alla zona esposta al cambiamento delle maree, dalla zona più vicina al mare, con acqua salata, a quella più vicina al fiume Stella, con acqua dolce.
In ogni vasca nuotavano i pesci tipici di quella zona rappresentata; con l’aiuto della guida abbiamo fatto una specie di “Caccia al tesoro-pesce” per scoprire dove vivevano e si mimetizzavano la passera, l’anguilla, il cavalluccio marino, il pesce ago, il cefalo e molti altri.
I cavallucci marini hanno attirato la nostra attenzione e simpatia per la loro forma strana, il nasetto all’insù e le code che si arricciavano per trattenersi a un ramo o spostarsi sulla sabbia.
E’ stato necessario costruire un acquario per poter permettere ai visitatori di osservare da vicino i pesci della laguna senza dover nuotare in mezzo a loro!
Parlando in classe di questa gita, tutti noi abbiamo espresso il desiderio di ritornare all’Oasi, magari accompagnati dalle nostre famiglie, per poter conoscere meglio ed ammirare la natura e gli stupendi posti che abbiamo vicino casa.

I bambini delle classi seconde

classi terze

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AMICIZIA IN... “RETE”

Chi mai avrebbe sperato di andare, a soli 9 anni,  per una notte a dormire “fuori” dal proprio lettino, accompagnato dalla maestra e con i compagni di classe? Quasi fantascienza! E invece no, perché noi scolari delle classi terze di Gonars, con i coetani di Aiello del Friuli e della scuola A. Negri di Udine, questa bella esperienza l’abbiamo fatta, grazie al progetto “ In rete “ finanziato dalla L. 482/99 per le minoranze linguistiche, che per quest’anno scolastico ha previsto anche un gemellaggio con i nostri amici coetanei della Val di Fassa. Il progetto, che si chiama “Tu cemût distu, tu cemût fastu… vino di viodisi?” ha preso avvio già dallo scorso anno scolastico. Le classi che partecipano “in rete “ sono le terze elementari dell’I.C. di Aiello, della scuola  A. Negri del I° circolo di Udine e quelle di Gonars. L’otto e il nove di aprile ci siamo recati in Val di Fassa per conoscere dal “vivo” i compagni con i quali stiamo corrispondendo, sia via e-mail che per posta ordinaria, già da ottobre.

 Che emozione! Il primo giorno abbiamo fatto un piccolo spettacolo tutti assieme e poi cantato anche in ladino! Il giorno dopo siamo stati nelle classi degli amici e abbiamo passato la mattinata impegnati in diverse attività, scambiandoci anche tante “parole” nelle diverse lingue.Alla partenza ci è un po’ dispiaciuto lasciare questi nuovi amici, anche se ci rivedremo presto, perché loro ci restituiranno la visita il 22- 23 maggio, quando faremo di nuovo festa insieme al Parco del Cormor, nei pressi di Udine.
Sono venuti con noi anche i Dirigenti Scolastici dei rispettivi Istituti, oltre alle nostre brave insegnanti, che ci stanno guidando attraverso questa bella lingua che è il friulano.

Durante questa avventura in Val di Fossa ho scoperto …

  • nuove tradizioni;

  • una lingua nuova: il ladino;

  • che alcune parole ladine sono simili al friulano;

  • che in montagna nevica anche a primavera;

  • paesaggi nuovi;che negli alberghi ci sono: la cassaforte con la combinazione segreta, c’è il frigorifero, la televisione e le persiane che si aprono e si chiudono con il pulsante elettrico;

  • com’è bella  e profumata di pino la scuola dei nostri amici fassani;

  • com’è la loro mensa;

  • un incantevole paese di montagna;

  • maschere tradizionali molto divertenti;

  • che, se voglio, riesco ad organizzarmi da solo;

  • che, se voglio riesco a mettere in pratica tutte le cose  che mi hanno insegnato i nostri genitori.

Ho  imparato che….

  • lontano da casa  riesco  ad organizzarmi da solo e so essere anche molto bravo, sia per quanto riguarda la pulizia personale, sia per la preparazione del bagaglio, che per il rispetto degli orari;

  • anche se ho solo otto anni riesco a cavarmela lontano da mamma e papà;

  • posso fare amicizie con tanti bambini anche se non abitano nel mio paese e non li vedo quasi mai;

  • riesco a stare lontano  dai miei genitori senza piangere;

  • bisogna aiutarsi a vicenda per stare bene assieme;

  •  condividere una stanza con i miei amici;

  • non è molto difficile prendersi cura di sé;

  •  è importante ascoltare e rispettare i compagni  e le maestre per convivere bene;

  • per stare insieme bene bisogna stare calmi e controllarsi;

  • parlare e giocare solo con un’amica fa stare male gli altri così è meglio giocare con tutti;

  • è bello aiutarsi;

  • è bello fare amicizie nuove.

Grazie, grazie a tutti coloro che ci hanno permesso di fare questa bella esperienza.

I bambini della classe terze

classi quarte

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LI  AGANIS – LI’ SEGANSI – LI FADIS

Quest’anno le classi quarte si sono occupate della nostra regione, il Friuli Venezia Giulia, nei suoi aspetti storici e, soprattutto, geografici, esaminando, in particolare, prima il Carso triestino e, poi , l’ambiente delle Risorgive, lungo il fiume Corno da Gonars a San Giorgio di Nogaro, con il suo tipico paesaggio, caratterizzato da olle, torbiere, paludi, rogge, con una flora e una fauna di notevole interesse comunitario, e quindi, da proteggere e conservare. Ci siamo interessati ad un elemento di questo ambiente: le rogge, e abbiamo approfondito l’argomento da un punto di vista letterario e folcloristico, poiché ci siamo resi conto che attorno alle rogge esiste tutta una serie di leggende, miti, fiabe, popolate da orchi, maghi, streghe, demoni, gnomi e, soprattutto fate che sono viste come misteriose lavandaie notturne nella tradizione popolare, il cui elemento principale è l’acqua che scorre in superficie, propria della Bassa friulana e della zona delle Risorgive.

 

 

NOI LE VEDIAMO COSI’…

 

NOI CHI LE VEDE COLA’…

Si narra che le fate dell’acqua siano delle streghe cattive, delle donne selvatiche che posseggono  la volontà di far del male, dei dispetti, soprattutto alle donne, ma che altre volte aiutino chi è in difficoltà, come le donne che di notte devono ancora lavare la biancheria, o quelle che non riescono a trovare marito. Si narra anche che le fate siano le mogli degli orchi e che vivono assieme  a loro in grotte o in grandi buche sotto terra . sembra che le fate non si lascino vedere da nessuno, ma qualcuno racconta di averle viste e di esser stato visto e di aver parlato  con loro.
Chi afferma  che esse portino delle gonnacce nere e lunghe, con un fazzoletto legato sotto il mento e che siano brutte e vecchie; chi, invece, afferma che siano vestite di bianco,

 con un fiore nei lunghi capelli biondi e che siano bellissime; chi ancora dice che abbiano delle vesti di tutti i colori: qualcuno afferma che esse si avvicinano alla roggia per lavare le loro lenzuola, cantando a squarciagola e facendo un sacco di baccano, qualcun altro, invece, afferma che esse ballino e cantino armoniosamente.
E VOI COME VE LE IMMAGINATE?

I bambini delle classi quarte

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classi quinte

UDINE… VI VA DI ASCOLTARE LA NOSTRA STORIA DELLA CITTÀ?

L’abbiano ideata dopo la visita a UDINE

 

"C’era una volta un ghiacciaio, che scese fino a valle, ma, al tempo del disgelo, lasciò in giro un po’ di mucchi di detriti. Uno di questi era proprio il colle di Udine. Quasi subito si accorse che, “sulla sua testa”, c’erano per un certo po’ i Liguri, per un altro po’ i Veneti, poi i Celti, tempo dopo i Carni… Che ci facevano? Si accampavano, discutevano di tante cose; il colle era il loro ritrovo.
Dopo anni arrivarono i Romani che, prepotenti, si presero pure il nostro “povero colle”; lo usavano (perché sotto, nel piano, c’erano paludi e zanzare e lassù no) quando tornavano dalle guerre ed erano stanchi, o dai lunghi viaggi per scambiare merci. Finchè, forse per inseguire loro, ci arrivò anche Attila, che di tutti quelli che ci son saliti pare proprio il peggiore. Secoli dopo arrivarono altri bulli, i Longobardi, che cominciarono a costruire intorno al colle delle mura e una torre-castello di avvistamento.

 

 

C’era da difendersi dagli Ungari, i più feroci, che uccidevano, saccheggiavano e bruciavano. Il patriarca Rodoaldo si disperava: avevano ucciso la sua gente, bruciato i campi, rubato i soldi… Chiese aiuto ad Ottone II, imperatore del Sacro Romano Impero Germanico, che gli regalò, in cambio di “amicizia speciale”, cinque castelli. Era il 983 preciso e uno era il castello, col colle e le mura: Udine da piccolo…
I Patriarchi si trasferirono lì, al sicuro; si inventarono un mercato, che, alla fine, era sempre più grande. Ma si doveva allargare la cintura delle mura e farle più distanti dal colle e questo per … cinque volte! Ma arrivò da queste parti e fino ai monti Venezia, la “prepotente Serenissima”, che si prese tutto: anche Udine! La fece bella con sale e palazzi, statue e piazze. Ci chiamò grandi pittori, i Tiepolo, padre e figlio, ad esempio, ma … quante tasse!La città ne doveva subire ancora tante: arrivò Napoleone, che, di chiese, seminari e conventi fece caserme, scuderie e palestre. E, per fare la pace con l’Austria, le vendette anche Udine!Venne poi la I Guerra Mondiale; Udine diventò la capitale militare del regno d’Italia e ospitò re (quello “piccoletto”) e generali. Passò pure un’altra guerra, la II Mondiale. Tornò pure un terremoto, tanto forte da far tremare tutto il Friuli. Solo dopo, prima che tornasse la calma, Udine si arricchì dell’Università e dello stadio “Friuli”.
Ne ha passate tante, ma ha resistito, esiste ancora e noi le auguriamo che … viva a lungo, felice e contenta!"
Durante la visita alla città, a turno, gli alunni hanno fatto da cicerone ai compagni, raccontando un po’ delle informazioni trovate su libri, guide, internet, per saperne di più sull’università, lo stadio, l’ospedale, le piazze e le logge, il duomo, i monumenti, il municipio, il castello, le porte e le mura antiche…

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I bambini delle classi quinte